Milano alla fine del '400

LUDOVICO IL MORO

Ludovico, giudicato fin da piccolo il più intelligente dei figli di Bianca Maria Visconti, sviluppò quelle doti di diplomazia che lo avrebbero reso celebre. Nel 1480 la stella di Ludovico il Moro stava cominciando a stagliarsi nitidamente nell'universo politico italiano. Gian Galeazzo, suo nipote, era timido e riservato, timoroso delle responsabilità del comando e incapace di governare. Per di più era malato (anche immaginario) e passava la sua vita tra medici e divertimenti. Ludovico, astutissimo, gli lasciava volentieri l'apparenza e la pompa del comando, mentre egli muoveva senza troppo clamore le leve dello Stato, riceveva gli ambasciatori e dirigeva la politica. Ludovico si vedeva già sul trono di Milano, ma Gian Galeazzo, nel 1489, sposò Isabella d'Aragona, figlia del re di Napoli, che si rese conto della situazione e informò il padre provocando ostilità fra i due Stati.

Splendore della corte

Nel 1491 sposò Beatrice d'Este, principessa della corte di Ferrara. Gian Galeazzo fu relegato a Pavia, mentre Ludovico e la moglie inauguravano nel Castello Sforzesco una corte che divenne la più splendida di tutta Europa. Nei saloni del castello le feste si susseguivano senza interruzione e con grande fasto. Leonardo, giunto a Milano nel 1482, era il "regista" di queste feste; nello stesso tempo creava il "Cenacolo" e progettava il Monumento equestre a Francesco Sforza. Il Moro copiva in pieno il valore dell'arte, della letteratura, delle scienze, essendo un uomo coltissimo ed un vero mecenate. Come tutti i nobili rinascimentali, aveva avuto molte amanti ma, contrariamente agli altri, aveva sempre affermato di amarle tutte e le aveva ricoperte di favori di ogni genere. Tra le varie amanti e figli illegittimi, il Duca si era innamorato di una semplice popolana, Lucia Marliani, ex amante del fratello Galeazzo, sostituita nel 1480 da una ragazza di origini nobiliari , Cecilia Gallerani, alla quale rimase legato per circa dieci anni. Un'altra importante amante fu Lucrezia Crivelli.

Atteggiamento politico di Ludovico

Nel 1496 il Moro si vanterà di essere signore onnipotente, di avere il papa come cappellano, l'imperatore come condottiero, i Veneziani come tesorieri, il re di Francia come servitore personale.Il ducato di Milano, sotto di lui, riacquista grande peso politico.Egli intervenne attivamente nelle vicende dell'Italia, stringendo dapprima un accordo con il re di Napoli, e poi favorendo l'intervento della Francia contro di esso e contro altri principi italiani nella speranza di rafforzare il proprio potere. Preoccupato però dal successo di Carlo VIII, non esitò a entrare in una coalizione antifrancese, con il re di Napoli, Firenze e il papa, che provocò la cacciata del sovrano dalla penisola. L'avvento al trono di Francia di Luigi XII d'Orléans che, come discendente di una Visconti, accampava diritti su Milano, provocò però la sua rovina. Attaccato da una lega formata da Venezia, Giulio II e il re di Francia, fu costretto ad abbandonare Milano e a rifugiarsi a Innsbruck (1499). Di lì tentò la riconquista dei suoi possessi, ma tradito dagli Svizzeri a Novara (1500) fu catturato dai Francesi che lo imprigionarono a Lys-Saint-Georges e poi a Loches dove morì nel 1508.

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