La vittoria

Il tempio di Zeus

Il tempio di Zeus rappresenta il coronamento di tutte le costruzioni olimpiche. Esso ha tredici colonne sul lato lungo, sei sul lato breve e ciascuna con venti scanalature. Le navate laterali sono ancora assai strette. Le tracce di una suddivisione trasversale della navata mediana per mezzo di balaustre sono in rapporto col posteriore innalzamento della statua colossale di Zeus, per la cui grandezza straordinaria il tempio non era stato da principio calcolato. Una ricca decorazione figurata nei frontoni e al disopra di essi come anche nelle sei metope di ciascuno dei due vestiboli accresceva l'effetto dell'edificio che dominava tutta l'Altis, come il Partenone l'Acropoli di Atene.
Le sculture del tempio danno l'impressione di una maniera artistica omogenea; tra le metope ed i frontoni non esiste alcuna differenza essenziale di stile. I rilievi delle metope, senza dubbio incastrate durante la costruzione, rappresentano le dodici fatiche di Eracle. Riguardo ai due frontoni sussiste una particolare difficoltà per il fatto che Pausania ci dà i nomi dei loro pretesi artisti. Ad Alkamenes, coetaneo e scolaro di Fidia, apparterrebbe il frontone occidentale, la lotta fra i Lapiti e i Centauri.
Come autore del frontone orientale è nominato sempre da Pausania per un malinteso ben dimostrabile Peonio di Mende. Il frontone rappresentava il prototipo mitico dei giochi olimpici, cioè i preparativi per la corsa dei cocchi tra Pelope, lo straniero ed Enomao, il principe del paese. Mentre nel frontone occidentale dominano gruppi isolati, in quello orientale l'insieme è costituito da una scena unitaria quasi del tutto priva di azione. E la solennità arcaica nel frontone orientale fa contrasto alla vivacità sbrigliata in quello occidentale. Ma lo stile e l'esecuzione sono del tutto uguali; infatti le parti posteriori sono lasciate rozze.